Un augurio con fiducia in Dio e nel bene custodito nel cuore di ognuno e nelle nostre città

Un augurio con fiducia in Dio e nel bene custodito nel cuore di ognuno e nelle nostre città

Natale alla Casa è il suo presepe, il presepe della città! Che quest’anno diventa percorso di luce, con quattro tappe da cui nasce l’augurio per questi giorni di festa e il ritorno poi alla vita di ogni giorno. La prima tappa è la fiaba degli gnomi e il calzolaio, anzi la casa del calzolaio: rimando alla vita povera ma dignitosa di tante nostre famiglie e all’aiuto invisibile che si riceve, e di cui ci si accorge solo se si accende una candela, la candela della fede, la candela dello sguardo che sa scorgere oltre il visibile l’invisibile. Il primo augurio allora è anche un riconoscimento: il “meglio” di una città sono le sue famiglie con la loro vita di ogni giornoNella cui intimità va dato posto a Gesù! Famiglie che vivono di lavoro onesto, che fanno i conti con le difficoltà di ogni giorno, che danno a Dio uno spazio vero, fatto di preghiera e ospitalità e visita che fa aprire porte del cuore e della casa a quanti hanno bisogno di un’ala di riserva. Un grazie e un riconoscimento particolare va ai volontari e alle famiglie che, nella Casa e a Crisci ranni, danno un pezzo del loro tempo e del loro cuore. Seconda tappa: i doni di tanti piccoli vestitini agli gnomi confezionati dai bambini delle scuole insieme a mamme e nonne. I doni piccoli ma ben fatti danno il senso di una solidarietà vera che, come accade nella Casa, accende il cielo di tante stelle. Il rimando è una fede vera, che sa farsi dono e indicare il cielo di Dio che, al dono, dà la misura dell’eccedenza generatrice di circolarità, senza dipendenza e senza calcolo. Molti bambini, visitando il presepe, contrappuntano il percorso di espressioni di meraviglia e dicono: vogliamo restare qui … Il secondo augurio è di sostare di più negli spazi del dono … perché sia tutta la vita un contrappunto di concretezza e idealità, sempre e anzitutto con un cuore pulito come quello dei bambini. La terza tappa è un esercizio di luce per i bambini. Rimando alla sapienza di chi sa guardare l’invisibile oltre il visibile. Torna quest’invito, torna l’invito – che si fa augurio – ad avere occhi che sanno vedere. Vedere, e quindi accogliere. Vedere, e quindi leggere la realtà e la storia. Vedere, e quindi cogliere la meta del cammino della vita. Si passa alla quarta tappa, e qui i duemila pezzettini di stoffa portati dai duemila bambini che hanno partecipato alla preparazione del presepe diventano un’istallazione che si può solo vivere. Ci si trova immersi piano piano, con il tempo che ognuno vuole prendere, in uno spazio che rimanda alla vita, e a ciò che diventa fondamentale per la sua pienezza, ovvero l’incontro con l’altro. Siamo al quarto augurio, che completa gli altri: che la nostra vita di ogni giorno, delle nostre case, con stupore e sapienza si apra all’incontro con l’altro! Ma qui inizia alla fine del presepe un dialogo che vorremmo continuasse, un dialogo per essere insieme Città, città ospitale e calda, città bella! Buon Natale e buon anno, di vero cuore, alla nostra città e alle nostre famiglie! Con un affetto particolare per i piccoli e i vecchi, per i giovani e chi ha cura della loro crescita, per i migranti e per tutta l’umanità che geme e soffre .. Un augurio con fiducia in Dio e nel bene custodito nel cuore di ognuno e nelle nostre città, da risvegliare e da far diventare tessuto di cittadinanza e di umanità che, nella convivialità della differenze, è chiamata ad essere l’unica famiglia di Dio.