HOUSING

portico

«“Home” e non “house”», hanno detto i giovani del liceo linguistico che hanno fatto esperienza di alternanza scuola-lavoro nella Casa don Puglisi. La Casa, infatti, permette di abitare in un luogo bello e con un clima caldo che aiutano molto nella ripartenza. La Casa è “housing”, promozione di cammini a partire dall’abitare, già nel suo stesso esserci. Ci sono, però, che precise attenzioni all’abitare che si coltivano aderendo alla rete regionale delle Caritas di Sicilia e al network “housing first Italia”.  Queste attenzioni si sviluppano su diversi livelli.

  • Vi sono anzitutto i percorsi di progressivo inserimento sociale, per cui si passa dalla Casa agli appartamentini attigui per poter sperimentare maggiore autonomia nell’abitare. Si tratta di un momento molto significativo che sottolinea l’aver raggiunto alcuni obiettivi, grazie al percorso educativo personalizzato, e lo scommettersi dinanzi ad un’opportunità evolutiva ed una responsabilità tutta nuova. In questa fase la Casa continua a supportare quanti sperimentano questa tappa sia da un punto di vista economico che educativo.
  • C’è, poi, il sostegno a chi, dopo il cammino nella Casa, si inserisce nel tessuto sociale e viene accompagnato nella ricerca dell’abitazione ma anche nell’abitare. Le “dimissioni” dalla Casa sanciscono la chiusura di un percorso, spesso articolato e complesso, e il lancio nella vita. Ci si trova indipendenti in tutto: dalla gestione economica, alla cura di sé e della casa e delle relazioni. Si tratta di un passaggio molto delicato, che richiede un accompagnamento costante che permetta di sviluppare la capacità dell’abitare nell’accezione più ampia: abitare una casa, un quartiere, la città; inserirsi in un vicinato; vivere le relazioni positive che aiutano ad andare avanti nella vita (dai rapporti di lavoro a quelli con il vicinato, alle amicizie).
  • Si è quindi, nel 2012, avviato il Portico di Betsaida inteso come rete di pronta accoglienza e come promozione di cammini abitativi nella logica dell’housing first. Non si può ripartire nella vita, se non si ha un tetto sulla testa, un pasto caldo da consumare e relazioni positive di cui sfamarsi. Questa la logica dell’housing first: ridare una casa a quanti l’hanno persa per potersi riscommettere nella vita. Il portico di Betsaida consta di tre case, due messe a disposizione dal Comune di Modica e una dall’associazione Don Giuseppe Puglisi. Ad oggi, sono 35 le persone accolte. Si tratta di accoglienze che consentono di concentrarsi sui veri disagi (spesso celati dal problema della casa), che vanno affrontata e risolta anche con l’aiuto di un operatore che tenta di instaurare, tramite colloqui settimanali, una relazione di fiducia con gli ospiti. Ci sono però anche situazioni in cui, essendo la casa l’effettivo problema, l’accoglienza nel Portico e la successiva ricerca di una casa propria permettono significative ripartenze nella vita.

Per permettere di poter ripartire con l’abitare è fondamentale il lavoro di rete. Istituzioni, associazioni, parrocchie e Centro di ascolto si lavora in sinergia tentando di fare il possibile. Obiettivo principale è l’inclusione sociale, partendo anzitutto dalla ricerca di un lavoro per quanti lo hanno perso e dalla cura delle relazioni positive. Il lavoro infatti è spesso lo snodo fondamentale, causa di perdita della casa ma anche motivo di perdita di autostima, fiducia negli altri e, nei casi più gravi, depressione. Le relazioni, dal canto loro, diventano motore di crescita e spinta al cambiamento. Solo il lavoro sinergico tra tutte le realtà coinvolte permette di ridurre i tempi e dilatare le possibilità per le persone accolte.

Diventa altresì importante poter trovare case in affitto a prezzi equi e sostenibili. Si spera anche in uno spirito donativo che, mettendo a disposizione case che non si usano e di cui non si ha bisogno, aiuti ad altri un abitare che dà sostegno e dignità. Cogliendo, soprattutto i credenti, anche un appello del Signore, che nei poveri ci visita e ci chiede quella condivisione che rende vere fraternità e professione di fede. Ricorda Papa Francesco: «La solidarietà è impegno per costruire città accoglienti. Le città nelle quali viviamo avranno un volto attraente se saranno ricche di umanità, ospitali, accoglienti; se tutti noi saremo attenti e generosi verso chi è in difficoltà; se sapremo collaborare con spirito costruttivo e solidale, per il bene di tutti. Com’è la qualità della nostra ‘cittadinanza’? Abbiamo contribuito, nel nostro piccolo, a rendere la città in cui viviamo vivibile, ordinata, accogliente? Quanto sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che uniscono, favoriscono le relazioni umane e promuovono il riconoscimento dell’altro!».