I BAMBINI AL CENTRO

Nel cammino della Casa sono maturate alcune consapevolezze sui bambini e sugli adolescenti, che riguardano certo la Casa in modo particolare ma anche ogni Casa.

Una prima serie di consapevolezze riguarda l’esigenza di mettersi ai piedi della crescita dei bambini. Anzitutto va coltivato l’impegno ad ascoltarli veramente, ribaltando le nostre prospettive di adulti, e quindi abituandoci a leggere le loro richieste di “aiuto a crescere” anche quando si nascondono dietro il capriccio (che in genere testimonia un desiderio che non è potuto scorrere fluidamente) o l’aggressività (che fa parte dei “ferri del mestiere” nel rapporto che il bambino intraprende con il mondo). Per questo sarà sempre importante chiedersi cosa ci vuol dire il bambino con quel comportamento, coltivare uno sguardo che vada oltre il sintomo, sedersi alla loro altezza per parlare con loro, trovare le parole giuste. Il linguaggio del bambino non è un linguaggio logico: occorre per questo usare metafore e favole per togliere potere alle parole ed aprire la strada al desiderio, farsi conoscere come adulto “grande e forte” che può venirti dietro e proteggerti, dare “gratis il regalo giusto” …

«Il bambino deve essere l’ospite di riguardo, e noi come la brava padrona di casa dobbiamo preparare tutto in tempo, in modo che quando arriva l’ospite possiamo accoglierlo con tutto noi stessi» (Bettelheim). Occorre per questo preparare un ambiente caldo, curando anche i dettagli, offrendo il latte buono della relazione prima dell’attività, predisponendo le parole giuste e nulla lasciando al caso, comunicando sempre la speranza di una vita migliore, allenandosi al positivo quasi come a un sollevamento pesi, evitando ogni forma di ambivalenza. I bambini domandano, infatti, soprattutto autenticità contro le nostre ipocrisie, chiarezza contro le nostre ambivalenze. Ogni cosa va chiamata con il proprio nome.

Inoltre occorre non restare mai “seduti”. Se si è con loro per i compiti o acquisire regole e abilità, non ci si deve sostituire a loro, ma occorre aiutarli, partendo sempre da ciò che sanno e possono fare. Se si gioca con loro, ci si mette accanto e “nel mezzo”, affinché l’attività abbia le sue regole, sia costruttiva ed educativa, siano rispettati tutti, siano prevenuti conflitti e si possano sperimentare gioia e fiducia. Sempre l’adulto deve essere accanto, vigile e attento!

Più complesso e delicato diventa il rapporto con gli adolescenti. C’è da aiutarli a traghettare dall’infanzia all’età adulta, accompagnandoli con una cura che tenga conto dei contesti e dei cammini particolari di ognuno, di particolari carenze passate e presenti, della necessità di rielaborare i rapporti con i propri genitori e familiari distinguendo affetto e comportamento (da cui in certi casi differenziarsi), dei dubbi e dei problemi che comunque accompagnano questa età. Si sta allora accanto discretamente ma anche offrendo possibilità di esprimersi, sostegno, sicurezza, fiducia, testimonianze significative. Cercando anche di offrire un sano modello di genitorialità e di rapporto tra il maschile e il femminile nell’accordo educativo tra tutti gli operatori della Casa. Per una crescita integrale che armonizzi corpo, sessualità, mente, cuore, desiderio, dolore, gioia… Ancor più che nelle altre età, diventa importante la mediazione educativa per qualsiasi intervento e nel rapporto con gruppi di coetanei significativi, soprattutto sul versante dei valori della vita o della fede religiosa.